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    April 20

    La storia di un vero Amore

    Piccole parole, piccole goccie di memoria, atomi di insulsa razionalità che svolazzano su pagine web e senti il cuore che abbraccia un pensiero e non lo lascia più.

    Musica in rima o prosa che sia, insomma, aiuta ad esprimere quello di cui hai pigrizia o paura di spiegare con parole tue. Ascolto la Piaf immensa come nessun altro e malinconico mi accorgo di uno spettatore, silenzioso ed educato qual è l’Amore. Ci guardiamo negli occhi e lui imbarazzato si scansa e sorridendo abbassa lo sguardo ed è proprio questo il momento in cui io mi accorgo che lui è qui per me. Io sbuffo e gli domando : “quo vadis ?” e lui scappa piangendo.

    Mumble mumble- soffermandomi a pensare- ripeto che c’è qualcosa che non va.  Mi volto ed è scomparso tra mille petali di rosa, insanguinati; perplesso mi chino ad osservare i disegni delle macchie disegnati dalla leggera brezza che spira. Un ginocchio mi ricorda che la posizione in cui mi ritrovo è scomoda e nel mentre in cui mi alzo, una presenza è dietro di me. Come quando ti svegli ed un attimo prima di aprire gli occhi sai già che è mattino, lo senti dal profumo dell’aria, così il calore di quella persona è un’ombra sulla tua schiena. Così mi volto e sorrido a un volto che non c’è.

    Imbarazzato, distolgo lo sguardo dalla realtà e rifletto. Nella mia mente il suono delle onde accarezzate da quel vento che adesso non fa trovare pace ai miei capelli. Penso a quella che era un’avventura tra due persone speciali e che adesso sta mettendo radici in un rapporto, delicato, fragile e complicato qual è quello che vivo.

    Sorrido, rido della sorte che mi ha portato a conoscere una bimba tremenda e dolce quanto nessun’altra ragazza sulla terra.

    E mi trema il cuore pensando che tra le mille difficoltà di due caratteri difficili, attraverso l’amore, si riesca a venirne fuori.

    Ed ascoltando Battisti, per un attimo, rompo il guscio di timidezza che non riesco a togliermi di testa (un po’ come calimero) e ti sospiro :

     

    “Non sarà un avventura … non un fuoco che con il vento può morire ma vivrà quanto il mondo … fino a quando gli occhi miei avran luce per guardare gli occhi tuoi …”

     

    E preso da questa notte che mi guarda stranita, dall’ordine delle parole che testardamente tento di mettere una dietro l’altra, continuo a dirti, perché se non l’avessi capito scrivo per te …

    continuo a dirti e raccontarti di me così lontano dalla tua stanza …

     

    Non pensare alla “Notte prima degli esami” … perchè questa notte è ancora nostra …

    E mi sento piccolo come un pitoro (pulcino) quando ti vedo soffrire, quando ti sento singhiozzare al telefono per paure che io non riesco a capire, perché mi scivoli dalle braccia ed ho paura che ti faccia male.

    Ho sofferto tanto e non me ne vanto e non me ne vergogno, è una cosa naturale. Mi fa rabbia vederti soffrire, mi fa rabbia non poterti scuotere da quelle immense tragedie in cui ti lasci cadere, perché in quei momenti sei sola ed io non mi sento con te.

    Ma ti offendi per i miei silenzi, perché sorrido o ti rispondo male.

    Ed è colpa della mia leggerezza, di quella sensibilità che sono andato a perdere con il passare del tempo, della mia incapacità di parlare dei miei problemi o delle cose in generale.

    Non ti ho mai detto che io sento da morire il tuo amore, non ti ho mai detto che a volte mi sono vergognato di quanto tu mi amassi perché non capivo il perché. Anche se poi mi ferisci con una facilità che mi sorprende.

    E ferire Alessandro non è una cosa da poco.

    Ma ci sorrido su e non capisco se è un gioco o la realtà.

    Un gioco con una posta troppo alta in palio o semplicemente è parte di quella realtà chiamata Amore.

    E dentro questo girotondo di pensieri mi perdo e tu continui a chiedermi certezze e vuoi sicurezze e non rifletti un secondo su quello che mi passa per la testa.

    Mi parli dei tuoi problemi, dei nostri problemi, di quello che fai per me, di quello che io non faccio per te, di quello che ci dovrebbe essere ma che non c’è e non capisci come mai.

    E perdi di vista noi … Alessandro e Linda .

    Vorresti annullare i miei spazi affinchè esistano solo i momenti che potenzialmente, a ogni tuo squillo, immediatamente diventano nostri.

    E ti offendi e mi rinfacci le cose che hai fatto per me se ti dico che non capisco. Ho capito, mi hai detto mille volte che mi ami, e questa ne è la tua dimostrazione ?

    E diventi perplessa  se inizio a dire quello che sto dicendo perché credi esista solo nella mia testa. Ma è questa la testa in cui riecheggiano mattina, pomeriggio e sera le parole dolci e amare che mi dici quando oggi quando domani. E mi porti a litigare quando vorrei prenderti per una mano e camminare per tutta la vita con te.

    E scappi da me per non litigare quando mi conosci e sai che è proprio il momento più pericoloso quello in cui io sto da solo, lasciato a me stesso, come è stato per tanto tempo prima di conoscere te.

    Dimmi perché e raccontami tutti i tuoi perché ma non scappare indispettita. Se stare con me è una cosa a cui tieni .

     

    Ale

    Un lupo che non ha più voglia di stare da solo

     

    Quando un giorno sarai lontana

    Quando un giorno sarai lontana

     

    Vorrei che tu avessi un nuovo ragazzo

    Vorrei che ti trattasse bene

    che ti facessesentire importante e

    che ti bolle il sangue nelle vene quando

    ti aspetterà sotto il portone per fare un giro,

    magari a cena mi piacerebbe che tu toccassi

    il cielo quando di notte ti bacia la schiena che

    ti parlasse dei suoi problemi e che non li tenesse

    tutti per sé come me vorrei vedervi magari sposati

    e che lui stesse sempre con te che non ti facesse

    incazzare mai che non dimentichi i compleanni

    che sia simpatico ai tuoi genitori e che li faccia

    diventare nonni ma quando un giorno sarai lontana

    e vedrai il cielo quando si colora pensami almeno

    per un momento pensami almeno per mezz'ora

    vorrei sapere come ti va, eh ?

     

    Jovanotti

     

     

    April 11

    La mano de Dios

    En una villa nació, fue deseo de Dios,
    crecer y sobrevivir a la humilde expresión.
    Enfrentar la adversidad
    con afán de ganarse a cada paso la vida.
    En un potrero forjó una zurda inmortal
    con experiencia sedienta ambición de llegar.
    De cebollita soñaba jugar un Mundial
    y consagrarse en Primera,
    tal vez jugando pudiera a su familia ayudar...


    A poco que debutó
    "Maradó, Maradó",

    la 12 fue quien coreó
    "Maradó, Maradó".
    Su sueño tenía una estrella
    llena de gol y gambetas...
    y todo el pueblo cantó:
    "Maradó, Maradó",
    nació la mano de Dios,
    "Maradó, Maradó".
    Sembró alegría en el pueblo,
    regó de gloria este suelo...

    Carga una cruz en los hombros por ser el mejor,
    por no venderse jamás al poder enfrentó.
    Curiosa debilidad, si Jesús tropezó,
    por qué él no habría de hacerlo.
    La fama le presentó una blanca mujer
    de misterioso sabor y prohibido placer,
    que lo hizo adicto al deseo de usarla otra vez
    involucrando su vida.
    Y es un partido que un día el Diego está por ganar...

    A poco que debutó
    "Maradó, Maradó",
    la 12 fue quien coreó
    "Maradó, Maradó".
    Su sueño tenía una estrella
    llena de gol y gambetas...
    y todo el pueblo cantó:
    "Maradó, Maradó",
    nació la mano de Dios,
    "Maradó, Maradó".
    Sembró alegría en el pueblo,
    regó de gloria este suelo...

    Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.